Museo Chiama Artista – Yuri Ancarani, Bora

01/11 – 20/11/2016
Dal 1 novembre è esposta a Museion, l’opera Bora di Yuri Ancarani, che rientra nel progetto Museo Chiama Artista, realizzato da MiBACT  e AMACI.

L’edizione conferma l’obiettivo di sostenere attivamente il sistema del contemporaneo nel nostro Paese, commissionando di anno in anno ad artisti italiani la produzione di una nuova opera che circola in tutti i musei associati AMACI, costituendo le basi per la creazione e fruizione di un patrimoniocomune.

Per questa terza edizione di Museo Chiama Artista, a cura di Ludovico Pratesi e Angela Tecce, i Direttori dei musei AMACI hanno scelto di commissionare la realizzazione di una nuova opera a Yuri Ancarani, artista che negli ultimi anni ha raccolto un crescente consenso in Italia e all’estero, dalle mostre in prestigiose istituzioni quali l’Hammer Museum di Los Angeles, il Palais de Tokyo di Parigi, il Mart di Rovereto o il Solomon Guggenheim Museum di New York, sino alla partecipazione alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico, a cura di Massimiliano Gioni. Ancarani è un videoartista e film-maker le cui opere nascono da una continua commistione fra cinema documentario e arte contemporanea, risultato di una ricerca tesa a esplorare regioni poco visibili del quotidiano, forse i limiti stessi del visibile, in una continua sfida personale in cui l’artista si immerge in prima persona.

Bora è un progetto in progress avviato nel 2011 e che si determina come opera autonoma in quest’occasione – scrive Ludovico Pratesi nel testo in catalogo – Tutto sembra ruotare intorno all’instabile equilibrio tra suono e immagine, a quel particolare interesse dell’artista per situazioni “ai confini del visibile”, per quell’impalpabile terra di mezzo tra sguardo e pensiero capace di generare una viscerale tensione narrativa. Un equilibrio che costituisce l’essenza di un lavoro come Bora, dove il paesaggio carsico della Val Rosandra – una riserva naturale tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia – viene agitato dalla bora, un vento che soffia a 140 chilometri orari scuotendo e modellando quella natura rigida ed essenziale ripresa dall’artista con un’attenzione compositiva che rimanda ai dipinti di Caspar David Friederich e all’estetica romantica del sublime.”

Per i quattro anni successivi Bora è stato “interpretato” da diversi musicisti mentre il video veniva proiettato su grandi schermi durante i loro concerti, un palinstesto per immagini che sembrava vivere soltanto come background per un palcoscenico musicale. Fino a maggio 2015, quando il lavoro prende un’evoluzione inaspettata e il video diventa un tutt’uno con un piccolo monitor Brionvega, assumendo il suo assetto definitivo: l’integrazione tra il video e il monitor, che funziona senza ausilio di fili o cavi, lo trasforma in una scultura video a tutti gli effetti, un lavoro autonomo che si definisce come punto d’arrivo di una riflessione sulle contaminazioni tra opera e contesto.

“Nel caso di Bora – spiega Yuri Ancarani – dopo aver sperimentato la scala 1:1 attraverso i live, volevo che il lavoro diventasse un oggetto di piccole dimensioni e il più possibile autonomo”.

Bora diventa quindi “una scatola magica piena di vento” – sottolinea ancora Ludovico Pratesi – che porta con sé il genius loci di un’antica terra di confine, in un mondo dove i confini fisici sembrano essere stati cancellati per sempre, ma quelli ideologici, sociali ed economici appaiono più saldi e impenetrabili che mai.”

Bora è un’opera anomala – suggerisce Angela Tecce – chi l’osserva è indotto a oscillare dall’impressione che sia sottilmente criptica a quella opposta, che sia invece limpidamente letterale; a interagire con una scultura “animata” e al contempo con un lavoro di videoarte. Infine, ci si abbandona al suono del vento che sembra scompigliarci i capelli mentre osserviamo il paesaggio che scorre sul televisore. Il senso estetico si disvela chiaramente, e come spesso accade la fruizione lascia il posto a una molteplicità di suggestioni, che contribuiscono a focalizzare l’interesse verso il punto di vista intorno al quale l’opera si struttura.”

Immagine: Yuri Ancarani, Bora, 2015, courtesy of the artist.