Dai vagoni della metropolitana agli scaffali delle biblioteche, il graffiti writing ha attraversato decenni e continenti, trasformandosi da gesto ribelle a linguaggio visivo riconosciuto e studiato in tutto il mondo. I libri che raccontano questa evoluzione sono moltissimi, tra biografie, saggi teorici, cataloghi di mostre e raccolte fotografiche. In questa selezione - ispirata ai temi della mostra Graffiti, in corso a Museion, che esplora la pratica dei graffiti come una lente attraverso la quale osservare il paesaggio urbano - proponiamo tre libri che indagano il fenomeno da prospettive diverse, per stile e ambientazione, ma sorprendentemente affini nei temi e nelle tensioni emotive che affrontano.
Segni in città. Narrazioni urbane tra parola, immagine e identità
Proposte di lettura per l’estate
Jonathan Lethem, La fortezza della solitudine, Bompiani, Collana i grandi tascabili, 2016
La storia narra di Dylan Ebdus, un ragazzo bianco cresciuto nel quartiere di Gowanus, a Brooklyn, negli anni ’70. I suoi genitori scelgono di vivere in una zona prevalentemente afroamericana per dimostrare che la convivenza tra etnie diverse è possibile, ma non ottengono l’effetto sperato: Dylan si ritrova presto a fare i conti con l’isolamento e il bullismo. Ma la sua vita cambia radicalmente grazie all’amicizia con Mingus Rude, un ragazzo nero figlio di un cantante soul in declino, con cui condivide una profonda passione per i fumetti Marvel e per il graffiti writing.
“Il bianco e il nero si danno i turni per fare il palo mentre l’altro lascia i suoi tag. Le cose risultano radicalmente semplificate: il ragazzino bianco ha smesso di cercare il proprio soprannome, incoraggiato dal nero a metter giù la sua replica perfetta del tag del ragazzino nero. DOSE, DOSE, DOSE. Una soluzione che soddisfa entrambi. Il nero vede diffondersi il proprio tag più rapidamente, in cerca di elementi per millantare ubiquità, quel livello di successo definitivo aspirazione di ogni writer di graffiti. […] Che gusto ci trova il ragazzino bianco? Be’, in quel modo ha l’opportunità di fondere la propria identità con quella del nero, di liberarsi di quella sfiga da funkymusicwhiteboy nell’illusione che lui e il suo amico Mingus Rude siano entrambi Dose, né più né meno. Una squadra, un fronte unito, un marchio, un’idea.” (p. 152, Tropea, 2004)
Jonathan Lethem (New York, 1964) è un romanziere, saggista e autore di racconti statunitense. Le sue opere sono apparse su riviste come The New Yorker e Rolling Stone. Dal 2011 insegna scrittura creativa al Pomona College, in California, e divide il suo tempo tra Brooklyn e la West Coast.
Paolo Parisi, Keith Haring. Graphic Biography, Milano, Centauria, 2021
In questa seconda proposta, Paolo Parisi si affida alla forma del graphic novel basandosi su fonti attendibili e soprattutto sui Diari che Haring tenne dal 1978 fino al giorno della sua morte. Ne emerge un racconto intenso e coinvolgente che ripercorre l’infanzia dell’artista, la sua precoce ossessione per il disegno, l’ascesa nel mondo dell’arte e il suo impegno sociale, fino alla tragica e prematura scomparsa a soli 31 anni.
Utilizzando soltanto tre colori — blu, rosso e magenta — senza sfumature, e adottando un linguaggio visivo che richiama l’alfabeto ipnotico di Haring, Parisi cattura l’attenzione del lettore e lo immerge nella New York della New Wave degli anni ’70 e ’80, in pieno fermento culturale. È il periodo della nascita delle gallerie d’arte contemporanea e dei nuovi movimenti underground, tra cui i graffiti, di cui Keith Haring è uno dei massimi esponenti.
La biografia illustrata, dal ritmo serrato, approfondisce le provocazioni e l’attivismo dell’artista, impegnato nella lotta per la parità e la giustizia sociale: in favore dei diritti civili LGBTQ+ e delle persone affette da AIDS, contro il razzismo, la violenza, l’uso delle armi e ogni forma di discriminazione. Attraverso i suoi disegni e le sue iconiche figure — i Radiant Boys, gli omini “agender” e i Barking Dogs — Haring riesce a comunicare con il mondo intero.
L’intento di Parisi non è solo rendere omaggio all’uomo e all’artista, ma anche condividere il suo desiderio di rendere l’arte accessibile a tutti. Come scrive lo stesso Parisi nell’introduzione: “L’opera appartiene a tutti, deve essere pubblica, non è esclusiva di collezionisti privati o di circoli chiusi. L’opera si riproduce nella società.” (p. 2, Centauria 2021)
Paolo Parisi (Montepulciano, 1980) è un disegnatore italiano, laureato al DAMS in arti visive. Le sue grandi passioni — musica jazz e punk, letteratura, arte contemporanea e grafica — confluiscono nei suoi lavori più maturi, in cui racconta figure iconiche come Basquiat, John Coltrane e Keith Haring. Vive e lavora a Milano.
Zerocalcare, Scheletri, Milano, Bao Publishing, 2020
Il terzo libro che abbiamo scelto è un romanzo in parte autobiografico disegnato da Zerocalcare. La storia ha per protagonista un diciottenne alle prese con le incertezze e le paure da matricola universitaria, che decide di trascorrere diligentemente le proprie giornate non nelle aule della Facoltà di Lingue, ma nei vagoni – molto più rassicuranti – della metropolitana di Roma. È proprio su questo mezzo di trasporto, divenuto il suo rifugio segreto, che incontra Arloc, un ragazzo di sedici anni la cui passione è tempestare di tag i vagoni in cui Zerocalcare si ostina a rimanere seduto anche quando il treno giunge al capolinea e finisce in deposito. Chiarite le rispettive posizioni, i due fanno amicizia e trascorrono molto tempo insieme tra consigli su film d’essai, letture di romanzi e le immancabili tag di Arloc. La trama evolve poi in un thriller, in cui il giovane mostra aspetti del proprio carattere che iniziano a preoccupare e infine a terrorizzare Zerocalcare, mettendo a dura prova l’amicizia tra i due.
Zerocalcare (Arezzo, 1983), pseudonimo di Michele Rech, è un fumettista italiano. Cresciuto in Francia, si è trasferito poi a Roma, nel quartiere di Rebibbia, dove ha iniziato a disegnare i suoi primi fumetti e a curare le pagine del suo blog. Ha pubblicato con Bao Publishing numerosi volumi di successo, tra cui La profezia dell’armadillo, Un polpo alla gola, Dimentica il mio nome e Kobane Calling. Ha collaborato con il quotidiano Liberazione e con le riviste Carta, Repubblica XL e Internazionale.