Bulletin #28

Basta un soffio di vento per farle muovere!

Visita all’officina dell’artista Eduard Habicher insieme al gruppo de La Rotonda

di Laura Pernechele (Project Manager Progetti Educativi) e Mette Zannato (Assistente Curatoriale)

L’arte ha lo straordinario potere di trasformare la materia in pensiero e di ribaltare le regole per creare stupore. È ciò che accade quando l’artista Eduard Habicher sceglie l’acciaio come materiale per le sue sculture e lo piega in strutture che sembrano sul punto di spiccare il volo, sospese in equilibri apparentemente precari, frutto di una profonda conoscenza della materia e della capacità di dominarla.

In occasione della mostra di Habicher Memory in Motion, ospitata a Museion e al Piccolo Museion – Cubo Garutti, un gruppo di persone de La Rotonda - spazio della Cooperativa sociale di Officine Vispa nel quartiere Don Bosco di Bolzano - ha fatto visita all’artista nel suo atelier a Rifiano, che lui chiama l’officina. Vi proponiamo qui il racconto di quel pomeriggio di aprile, annotato da Laura Pernechele (Project Manager Progetti Educativi) e Mette Zannato (Assistente curatoriale), che hanno accompagnato il gruppo.

Arriviamo in una giornata di sole. Eduard Habicher ci accoglie fuori dall’edificio, un’architettura che ha progettato lui stesso, dai soffitti altissimi e dalle finestre irregolari, pensate per osservare le sue sculture da varie prospettive. Sulla facciata chiara e liscia si arrampica una vite rigogliosa: a fine estate – ci spiega l’artista – è sufficiente sporgere una mano fuori dalla finestra per cogliere un po’ d’uva da mangiare.

Incontriamo subito alcune opere in corso di produzione e delle putrelle di acciaio ancora non trattate, accatastate ordinatamente contro una parete. Il gruppo si sente già a proprio agio con l’artista ed è subito mosso da una curiosità pragmatica.

Come realizzi le tue sculture?

Per rispondere Eduard Habicher ci invita nell’area di lavorazione dell’officina. Un forte odore di metallo e resina impregna l’aria. Nella stanza ci sono tutti gli strumenti del mestiere: una sega circolare, una pressa idraulica…

Eduard Habicher: Le sculture sono principalmente composte da putrelle in acciaio piegate e contorte, che vengono poi ricoperte con resina impermeabile rossa. I materiali sono fondamentali nei miei lavori, è importante percepirne la fisicità e l’elasticità.

Poi l’artista smuove una scultura: un lungo tentacolo di acciaio lucido che sorregge un pezzo grezzo di vetro di murano azzurro. La scultura inizia a dondolare come fosse fatta di gomma.

EH: Vedo la scultura come una parte di vita, un pezzo rigido che si flette e si muove, che diventa leggero.

Come mai il colore rosso?

EH: Inizialmente era un acciaio normale, lucidato, sentivo il materiale come fosse una linea di energia nello spazio che guizzava e saltava. Nel contesto urbano - in cui si trovano molte delle opere- le sculture si confondevano con la segnaletica stradale. Così ho optato per il colore rosso, che dà una forza visiva particolare, salta all’occhio.

Dove nasce l’idea di usare questi materiali?

EH: Ho iniziato studiando in Accademia con materiali più tradizionali e tecniche classiche. Facevo sculture in terra refrattaria molto slanciate, c’era già allora questa tensione verso l’alto. Però era un materiale troppo fragile… quando le opere tornavano dalle mostre erano tutte sbeccate e rotte. Io sono una persona molto pratica: serviva un materiale più robusto e solido, e così ho iniziato a lavorare l’acciaio.

Ci spostiamo in un altro spazio. Su un mobile a parete sono esposti modellini delle sculture. La maggior parte del gruppo già conosce le sculture di Habicher presenti sul territorio. Una persona riconosce tra i modellini la casa di un amico a Bronzolo. Un’altra ne riconosce una visibile dalla ciclabile di Frangarto o, ancora, le sculture alla “Casa delle streghe” a Colle di Villa, nel comune di Bolzano,​ che sembrano ruzzolare giù da una collina. Una signora scorge una scultura familiare: è composta da due cerchi uno sopra l’altro, uno blu uno argento:

Quella si trova un po’ nascosta in via Buozzi!

EH: Questa è particolare perché è blu, l’amministrazione aveva paura che il rosso si confondesse con i cartelli di stop…

Quanto ci vuole una volta che ha il modello per realizzare poi l’opera?

Sono opere che richiedono tante ore di lavoro… Possono volerci settimane o anche mesi.

Come funziona con i committenti privati? Si sceglie insieme al committente come verrà realizzata la scultura?

EH: In genere qualcuno che apprezza il tuo lavoro ti contatta per chiederti una scultura. Non è come andare a scegliere un quadro pronto e comprarlo: è un processo lungo, e qualcosa si crea insieme attraverso il dialogo. Spesso poi da questi lavori sono nate anche delle belle amicizie.

Qual è il posto più lontano in cui sono arrivate le tue opere?

EH: In Uruguay: è un lavoro di 12m sospeso sulla superficie del lago, che gioca con il riflesso dell’acqua. L’ho realizzato nel 2010 per la Fundación Pablo Atchugarry.

Il tuttofare volontario nello spazio de La Rotonda – lancia all’artista una sfida:

Perché non mi insegni a fare queste sculture, così le posso rifare ed esporre alla Rotonda, sarebbe bello averne una per noi!

L’idea di un giardino di “falsi d’artista” davanti alla sede de La Rotonda fa ridere tutto il gruppo. Ci spostiamo nello spazio centrale più ampio dell’atelier, dove sotto i soffitti altissimi si alzano grandi sculture rosse in acciaio. Habicher inizia a scuoterne una facendola oscillare.

EH: Basta un soffio di vento per farle muovere… ma sono stabili!

Ci propone di interagire con le opere, entrarci dentro e sentirci abbracciati. Il gruppo inizia a scattarsi delle foto al loro interno: le usa come sedie, le fa dondolare, si mette in posa avvolto dalle putrelle rosse. La visita si conclude tra sorrisi, fotografie di gruppo e nuove domande, mentre le sculture continuano a oscillare leggere nello spazio dell’atelier.

Eduard Habicher. Memory in Motion
La mostra Memory in Motion, ospitata a Museion Passage, presenta quattro sculture monumentali realizzate per l’occasione: Hommage, Passage, Geöffnet–aperto e Pro-tetto. Le opere sono composte da profili industriali e acciaio inox, materiali tradizionalmente associati a razionalità, stabilità e funzionalità. Grazie a una lavorazione precisa, i materiali vengono piegati, aperti e riequilibrati, dando vita a linee scultoree che trasmettono una sorprendente leggerezza nonostante la loro massa. Elemento centrale del lavoro di Habicher è l’uso distintivo del rosso. Questa “linea rossa” attraversa anche le sculture di Passage, estendendosi nello spazio, definendolo e collegando visivamente le singole opere. Collocate direttamente nello spazio, senza piedistalli, le sculture dialogano con il pubblico, integrandosi nell’ambiente e nel percorso quotidiano che lo attraversa.

A cura del Gruppo Museion Passage in collaborazione con l’artista Eduard Habicher

Fino al 31.01.2027

Ingresso libero

Bulletin 2026