In memoria di Ceal Floyer
Nel testo curatoriale che accompagnava la personale di Ceal Floyer a Museion nel 2014, la curatrice della mostra e allora direttrice del museo Letizia Ragaglia scriveva: “Il quarto piano dell’istituzione, dove hanno solitamente luogo le mostre personali, è quello più luminoso e con la vista più spettacolare” riferendosi allo spazio dedicato alla personale dell’artista, continuando poi “Molti artisti e artiste nei loro allestimenti hanno fatto leva sullo scambio tra interno ed esterno, sulla trasparenza nei confronti della città; altri hanno volutamente escluso il contesto urbano; altri ancora hanno tematizzato l’inacessibilità del white cube architettonico rendendo inagibili alcune zone dello spazio espositivo. Nessuno aveva ancora cercato di aumentarne artificiosamente l’illuminazione. Tanto meno attraverso una lampadina gigante…”
Così viene introdotto il mondo di Ceal Floyer, un mondo dove la lettura non convenzionale della realtà e dell’arte gioca con la percezione del pubblico, con i giochi di parole e con l’invito al godimento nel non identificare immediatamente le cose ma ad abbandonarsi alle loro letture molteplici. Overhead Projector, a cui fa riferimento la citazione di Ragaglia, è entrato nella collezione di Museion a seguito della mostra e si tratta di un ingrandimento di una lampadina appoggiata sulla superficie di una lavagna luminosa. Il titolo dell’opera è il nome dell’apparecchiatura tecnica, e se è chiaro che nulla viene celato nell’arte di Floyer, è altresì chiaro che la grande lampadina proiettata non ha di certo illuminato maggiormente lo spazio della mostra, ma ha tematizzato la luce nello spazio.
Nata da una famiglia britannica a Karachi, in Pakistan, nel 1968 e cresciuta in Inghilterra, Floyer si forma a Londra, emergendo negli anni ’90 nel panorama dell’arte concettuale britannica. Nel 2009 le viene conferito il Nam June Paik Award e nel 2007 il Preis der Nationalgalerie für junge Kunst, Berlin.
La sua ricerca artistica ha indagato gli oggetti del quotidiano e come se ne costruiscono i significati. Capace di coniugare ironia, concettualismo e minimalismo, Ceal Floyer ha saputo sempre lavorare negli interstizi inaspettati della realtà.
Museion la vuole ricordare a pochi giorni dalla sua scomparsa, avvenuta l’11 dicembre 2025, rinnovando il costante invito che la sua arte riusciva a reiterare: portare sempre l’attenzione sulle cose, per acquisire una maggiore consapevolezza di “come essere” nel mondo.
— Frida Carazzato, Curatrice scientifica di Museion